Sono in piscina ed ho rotto il fiato.
Il culo di una corsia libera e non sto a pensarci due volte.
Inizio e conto le vasche, le prime cinque, poi sono dieci, venti finchè perdo il conto.
Saranno trentadue o trentatrè ? Però non perdo il ritmo e poi smetto di pensarci, mi concentro sul gesto, bracciata dopo bracciata, la fatica scompare e mi fondo con l'elemento.
Ora ci sono solo io, respiro tranquillo, le bolle coprono la musichetta dell'aquagym, tutto si fa più ovattato e non mi accorgo del tempo che passa.
Quando smetto è forse più di un'ora che nuoto senza sosta e vorrei gridare dalla gioia.
Mi sento come il numero dieci che scarta mezza difesa avversaria e mica si fa il problema di contare se i difensori sono tre o quattro... E quando calcia in rete non ha bisogno di guardare la palla, perché sa già dove andrà.
Spalle alla porta grida ed esulta, sa che in quel frangente ha dato il 110% di se stesso e nulla può negargli quel gol.
Io sono in quella piscina, vivo la stessa felicità, magari senza applausi, ma ho superato i miei limiti.
Ecco, sono palle.
Non vado in piscina da una vita, e questo maledetto 110% di soddisfazione, di traguardo, di felicità, di puro ego, non lo provo da un pezzo.
E cazzo, mi manca.
E nella maniera più stupida del mondo, l'ho cercato in un'altra persona.
Libera, determinata, e meravigliosamente egoista.
Si, proprio quella del post qua sotto, dove mi son meritato la palma di Romanticone dell'Anno.
In questi giorni probabilmente ci si vedrà, lei mi dirà che è meglio non vedersi perchè non può darmi quello che vorrei.
A me toccherà tapparle la bocca, magari con un ultimo bacio, dirle che ci ero arrivato da solo, pensando a me e non a lei.
E' ora di cambiare qualcosa, di scrollarsi di dosso un po' di cose e mi vien quasi la tentazione di farle conoscere queste quattro pagine.
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